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Elena  20 anni 
elena
                                 
Roma, 29 settembre 1977

Elena Pacinelli 18 luglio 1958 - 7 marzo 1980

Elena nasce a Roma, quartiere Prati. Nella famiglia, oltre a lei, c'è Daniela, la primogenita; anni più tardi arriverà Paolo, il fratellino.

Elena frequenta le scuole dell'obbligo al San Giuseppe, nel quartiere Trionfale.

All'inizio degli anni '70 Elena si iscrive all'ITC "Genovesi" di Via Cesare Lombroso.

In quegli anni il vento della contestazione e l'onda lunga del '68 stimolano nei giovani e negli studenti di Roma la voglia di lotta e di ribellione. Ogni angolo della città -- piazze, muretti, bar, panchine -- diventa un punto di ritrovo di tutti quei ragazzi che sognano una società migliore e un mondo diverso. A Piazza Igea (oggi Piazza Walter Rossi) si crea un nucleo molto coeso di cui Elena è parte integrante: si parla di tutto, si discute, nascono idee, progetti politici, amicizie e amori spesso indissolubili.

Elena è una ragazza dolce, solare e benvoluta da tutti. Le sue passioni più marcate, oltre alle lotte politico-sociali, sono il mare e la lettura.

Arriva il 1977 e lo scontro politico si inasprisce sempre più; i fascisti non esitano a sparare, godendo di chiare ed evidenti protezioni.

Il 29 settembre, dopo un pomeriggio passato a casa di un'amica in comune, Elena e la sorella Daniela sono sull'autobus e stanno tornando a casa. Passando in piazza, vedono alcuni amici che sostano sul muretto davanti al bar della piazza stessa. Elena vuole scendere e cerca di coinvolgere anche la sorella che, al contrario, è stanca e vuole tornare a casa: scende solo lei, Daniela prosegue.

Si siede accanto agli altri; sono circa le 19. Poco dopo passa una Mini Minor, rallenta e dal finestrino abbassato esce una mano: partono diversi colpi di pistola. Uno colpisce Elena a un braccio, ma la sua maledetta corsa si fermerà in un polmone. Anche Claudio viene colpito, ma la borsa e un libro al suo interno fermano il colpo.

Elena viene immediatamente trasportata al Policlinico Gemelli, dove viene subito operata, sia per la ricostruzione delle ossa del braccio sia per l'estrazione del proiettile.

L'intervento à lungo, sembra interminabile; poi la degenza. E' qui che inizia il suo vero calvario: un linfonodo sul collo crea allarme, viene immediatamente tolto. L'esame istologico è una sentenza: linfoma.

I medici sosterranno che il proiettile ha creato una reazione a catena e causato danni irreparabili nel suo giovanissimo fisico.

Verranno tentate tutte le cure possibili per quello che prevedeva il protocollo dell'epoca. La radio e la chemio erano terapie aggressive e devastanti (oggi sono più morbide) e purtroppo di risultati positivi ne produssero ben pochi.

Dopo diverso tempo tentarono anche un viaggio in Germania, in una clinica dove venivano effettuate cure alternative/sperimentali, sempre con l'instancabile Daniela al suo fianco.

Restarono in questo nosocomio circa due mesi, nella speranza che qualcosa di buono si potesse generare. Al contrario, una mattina il medico che la seguiva si rivolse in privato a Daniela comunicando lo stop alle cure, divenute ormai inutili.

Tornarono a Roma dopo due mesi e il 7 marzo 1980 Elena smise di vivere, o meglio di soffrire: una ragazza di 20 anni che aveva solo la voglia di lottare per un mondo diverso e una società più giusta.

Se non avessero sparato e ferito Elena in piazza non ci sarebbe stato l'omicidio di Walter Rossi.

Il giorno successivo si decise di essere presenti nel quartiere, mentre venivano distribuiti volantini che riportavano la descrizione sia del vile attentato sia del clima politico in quel periodo storico, pensato, creato e manipolato dai fascisti coadiuvati da poteri deviati dello Stato. Due persone uscirono dalla sezione del MSI Balduina e spararono diversi colpi di arma da fuoco; uno centrò Walter, uccidendolo all'istante.

Alla luce dei fatti, i morti sono stati due, ma l'indecenza peggiore è non aver cercato i colpevoli: due giovani e straordinarie vite cancellate dal mondo, due omicidi senza giustizia nonostante la palese ammissione di Valerio Fioravanti che, in un'udienza sui misfatti dei NAR, affermò che il fratello Cristiano sia stato l'autore dell'azione del 30 settembre.