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25 aprile
1998

In questo giorno, per anni, abbiamo parlato al passato di un periodo storico che credevamo ormai sedimentato, anni che espressero con l’azione diretta i valori che poi sarebbero stati, in parte e almeno sulla carta, la base del patto costituzionale. Ora è necessario a nostro giudizio partire dal presente, dalla società del terzo millennio, non solo per ricordare il sacrificio e la lotta di migliaia di connazionali ma per rivendicare e riaffermare i valori che l’impegno antifascista sia negli anni della dittatura che nei decenni successivi,  ha radicato nella coscienza di quattro generazioni.

Nonostante che la storia ufficiale la voglia far passare come il secondo risorgimento, la lotta partigiana non è stata solamente una guerra di liberazione dalla dittatura e dalla occupazione straniera, la maggioranza degli uomini che la formavano coniugavano nel loro essere antifascista valori di libertà con quelli di giustizia, di solidarietà, di uguaglianza; gli obiettivi erano oltre all’abbattimento del regime e la cacciata dei tedeschi la costruzione di una società diversa, senza re e padroni, senza sfruttamento e miseria, senza latifondi e senza salari di fame.

Ci hanno raccontato dell’obbligatorietà delle scelte fatte nell’immediato dopoguerra dai partiti della sinistra, l’amnistia politica ai fascisti,  la riconsegna delle armi da parte delle brigate partigiane, ecc. non ci hanno mai convinto molto nel passato ma alla luce della realtà odierna ci convincono ancora meno.

Il regime democristiano instauratosi dal ‘48 e non ancora del tutto archiviato, è stato un prezzo alto pagato dalle generazioni del dopoguerra, il potere reale è rimasto nelle mani di chi già lo deteneva durante il ventennio, il clero già forte durante il fascismo con il collaborazionismo al regime, si rafforzò ulteriormente, all’occupazione tedesca si sostituì il colonialismo statunitense, le stragi e gli assassinii politici da parte di fascisti, servizi paramilitari nazionali e stranieri e forze di polizia continuarono incessantemente, la giustizia rimase completamente al servizio dei poteri forti, così come la classe politica dirigente è rimasta asservita agli interessi economici della grande borghesia ed a quelli politici del padrone americano.

La grande illusione delle riforme ha collezionato le sue vittime senza riuscire a risolvere neanche uno dei grandi problemi di questa nazione: la questione meridionale, l’unificazione sociale del paese, la grande criminalità legata e protetta dai poteri forti, l’indipendenza politica e culturale, la disoccupazione, il provincialismo culturale, l’asservimento intellettuale, lo sfruttamento economico, l’ingiustizia sociale e quella giudiziaria, l’impunibilità dei potenti e l’emarginazione dei deboli. Un elenco interminabile dei mali endemici storici di questo paese che oggi hanno però una controparte diversa, non più la destra reazionaria e totalitaria o il clericalismo populista democristiano, tantomeno il centrosinistra affaristico e corrotto ma la sinistra, la tanto sospirata sinistra che per entrare finalmente al governo ha cambiato faccia, pelle e a quanto pare anche cuore.

Non crediamo che sia casuale trovarci a parlare oggi di revisionismo storico, con il governo formalmente nelle mani di quei partiti che da sempre hanno rappresentato il baluardo progressista, la garanzia democratica contro i molteplici tentativi reazionari, contro l’arroganza della grande borghesia e la corruzione del sistema politico, certo non sarebbe stato possibile stravolgere la costituzione con un partito comunista all’opposizione, o abolire la scala mobile con sindacati che non partecipavano alla politica economica aziendale, sarebbe stato impensabile definire “ragazzi di Salò” i carnefici fascisti.

La tanto attesa sinistra al governo sta creando un sistema di analfabetizzazione politica e sociale senza precedenti, la logica dell’azzeramento delle contrapposizioni che hanno marcato la nostra storia recente, non riesce a nascondere lo scopo reale perseguito: la costituzione di una società unica senza alternative, economiche, politiche, culturali e morali. Un aspetto a dir poco preoccupante, che porta i germi di un nuovo possibile regime. Come altro può definirsi un sistema politico che definendo obsoleti e sorpassati tutti i valori che hanno nutrito la parte più progressista e libertaria della società del ventesimo secolo, afferma e impone la lettura di una verità storica, politica e sociale totalmente assoggettata agli interessi tradizionali del grande capitale e della finanza internazionale.

Il rogo del libro virtuale della memoria collettiva riporta alla mente altri incendi e le disastrose conseguenze da questi prodotte. Purtroppo dobbiamo constatare che la sinistra al governo non ha portato l’alternativa al potere, ma l’asservimento a questo, è il momento di chiederci se i risultati ottenuti valgono il prezzo che stiamo pagando: i poteri forti internazionali e nazionali continuano tranquillamente a far i propri interessi, l’umiliazione costante che il governo delle sinistre subisce viene quotidianamente evidenziata da fatti come la strage della cabinovia, la continua reticenza dell’aeronautica su Ustica, l’impunibilità degli assassini delle stragi di stato, il perdurare dell’occultamento della verità sugli innumerevoli segreti di stato, l’asservimento agli stranieri dei servizi di intelligence, l’impotenza di fronte alle provocazioni di chi come Cossiga rivendica la propria appartenenza a strutture paramilitari clandestine asservite a potenze straniere, la passività di fronte all’evidente colpo di spugna che si sta preparando su tangentopoli.

A chi giova questa sinistra al governo? Alle migliaia di disoccupati del Sud o agli industriali del Nord che si sono visti regalare ancora una volta denaro pubblico con la rottamazione,  ai fascisti che si sono visti legittimare insperatamente o alle migliaia di persone che hanno subito o ancora vivono il carcere, ai cittadini che devono subire ormai da decenni leggi emergenziali sull’ordine pubblico, degne di un paese latino americano, o alle grandi organizzazioni criminali che nonostante queste e il più alto rapporto del mondo occidentale tra  forze dell’ordine e popolazione, vedono inalterati i loro giganteschi guadagni, ai pensionati ed ai lavoratori dipendenti che vedono ridursi sempre di più il livello di vita o agli evasori fiscali che continuano tranquillamente ad esportare capitali; ai nuovi proprietari di servizi di utilità sociale (pensiamo ai treni) oppure agli usufruitori di questi; a chi definisce strage un’azione partigiana e eroica il bombardamento di popolazioni civili in Iraq o a chi ha lottato per tutta la vita contro la prevaricazione e l’ingiustizia.

Potremmo andare avanti a lungo ma non crediamo che  ci sia bisogno di altro per domandarci cosa stia a fare la sinistra al governo o, forse, se è vero che la sinistra sta al governo.

Siamo fermamente convinti che la sinistra debba ancora far sentire la propria voce, debba affermare i suoi valori, debba rivendicare la propria differenza, questo giorno è ancora e fortemente una scadenza di lotta e di denuncia, dove le iniziative che continuano a promuoversi per l’emancipazione sociale devono trovare spazio e confronto, dove vengano raccolti tutti gli sforzi in atto in questo paese che denunciano e si oppongono ad una società dei mercati sorda alle esigenze ed alle richieste di un modello di sviluppo che tenga conto soprattutto del benessere umano, della giustizia sociale, dell’assistenza ai più vulnerabili, dell’integrazione agli emarginati, dell’opposizione alle guerre, del rispetto dei popoli e della loro autonomia, del sentirsi uguali, partecipi, integrati e solidali con il mondo intero.

Ancora oggi vediamo intorno a noi razzismo, nazismo, fascismo, prevaricazione, sfruttamento che non risparmia neanche i bambini, vediamo la parola democrazia coprire e legittimare atrocità del presente e del passato, come in Bosnia dove le pulizie etniche hanno devastato e diviso un intero popolo, come in Cile dove un senatore si chiama Pinochet. Vediamo l’ingiustizia nelle pensioni di 600.000 lire e negli stipendi di mezzo miliardo dei dirigenti pubblici, nel lavoro minorili nelle fabbriche tessili del Sud, nello schiavismo delle giovani immigrate costrette a prostituirsi sulle nostre strade, nel lavoro nero e sottopagato, nel coro omogeneo della stampa nazionale, nelle leggi del sospetto e della delazione, nei popoli affamati e decimati dagli embarghi, nell’ONU sempre più servitore degli interessi di pochi padroni, nelle strade che il Comune di Roma tenta di intitolare ai fascisti, nel gran festival affaristico del Giubileo.

Eppure esiste un movimento di voci sparso che si batte contro tutto ciò, che si estende dai centri sociali alle associazioni di lotta all’emarginazione del nostro paese, alla terra di Palestina, a quella di Cuba e del Rio delle Amazzoni, dal suolo d’Africa a quello delle minoranze etniche del Nord America; ampliamo sin dal prossimo anno il senso del 25 aprile, l’anniversario della vittoria contro l’oppressione diventi il momento di un incontro internazionale di tutti i movimenti che si battono contro l’ingiustizia nel mondo, utilizziamo questa scadenza per dare voce agli inascoltati, agli invisibili, ai condannati del nuovo impero globale. 

Noi non dimentichiamo la conoscenza del diverso, delle lotte per l’emancipazione passate e presenti, il racconto della storia degli oppressi alle generazioni che verranno sarà la garanzia per il mantenimento della speranza di un futuro migliore.

Non c’è perdono senza giustizia, non c’è giustizia senza libertà, non c’è libertà senza uguaglianza, non c’è futuro senza memoria.

25 aprile 1998                                                                       Associazione Walter Rossi